Strudel al prosciutto e pomodori secchi

Novembre 9th, 2008

Strudel prosciutto e pomodori secchi
La pasta madre sta diventando sempre più pimpante. Al punto che, anche se in frigo, esce dal contenitore munito di coperchio in cui la conservo.
Lievito madre / 3
È un po’ impegnativo tenere in vita il tamagochi-lievito madre, ma le soddisfazioni ripagano le fatiche. Questo strudel salato è un esperimento tentato con un avanzo di rinfresco. Prosciutto crudo tagliato fine, formaggio marzolino a fette e pomodori secchi sott’olio scolati: questi i gustosi ingredienti. Una volta posizionati gli ingredienti sulla pasta stesa, la si arrotola e si trasla lo strudel su carta forno tenendo la chiusura verso il basso. Si cuoce in forno a 190 gradi per una mezz’ora.

Calamarata zucca e salsiccia

Novembre 5th, 2008

Calamarata zucca e salsiccia
Grazie ai Cuochi di Carta (1, 2, 3, 4) ho scoperto il formato di pasta calamarata, che si presta a tante sfiziose preparazioni.
Spellare e tagliare a pezzi 4 salsicce macinate.
Privare della buccia e dei semi un pezzo di zucca da circa 400g, poi tagliarla a strisce sottili.
Rosolare 2 spicchi d’aglio in qualche cucchiaio d’olio, aggiungere le salsicce, dopo pochi minuti la zucca. Salare e far cuocere a fuoco vivace, aggiungendo verso la fine delle foglie di salvia fresche.
Nel frattempo lessare la calamarata in acqua bollente salata. Appena cotta scolarla e saltare il tutto nel condimento di zucca e salsiccia.

Torta alla crema di zucca

Novembre 2nd, 2008

Quest’anno l’orto non ha prodotto zucche, nonostante i semini regalati da Sandra aka Un Tocco di Zenzero. Però quelle della vicina sono state rigogliosissime, al punto che due si sono ritrovare a crescere nel mio orto 🙂
Zucche / 1
Ed ecco fiorire una serie di ricette che hanno visto protagoniste le due zucche in questione.
Zucche / 4
Tanto tempo fa postai questa ricetta in it.hobby.cucina chiamandola clafoutis di zucca. In realtà il clafoutis di solito è una preparazione molto differente, per cui rinominerò la ricetta torta alla crema di zucca, che mi sembra più appropriata.

Preparare una frolla con 200g di farina, 100g di burro, 1 tuorlo, 1 cucchiaino colmo di zucchero di canna, 1 cucchiaino raso di cannella in polvere, 1 pizzico di sale. Fare la palla e lasciar riposare in frigo almeno una mezz’ora.
Nel frattempo pulire 400g di zucca privandola dei semi e della buccia, tagliarla a pezzetti e cuocerla in 1 bicchiere di latte (o acqua) con 2 cucchiai di miele.
Stendere la frolla in una tortiera da 22cm di diametro rivestita di carta forno. Ricoprire il fondo e le pareti dello stampo, poi coprire il tutto con un secondo foglio di carta forno e riempire con fagioil secchi. Cuocere il guscio in forno già caldo a 200 gradi per circa 10 minuti.
Nel frattempo scolare la zucca dal latte e frullarla. Sbattere 2 uova con 50g di zucchero di canna, 20 grammi di fecola, 100g di panna. Unire la polpa di zucca.
Quando il guscio è cotto togliere i fagioli, versare la crema di zucca, decorare con 1 cucchiaio di mandorle ridotte in lamelle e rimettere in forno a cuocere finché la crema non sarà rassodata. Ci vorranno almeno 20 minuti.
Io stavolta ho preferito mettere alcuni pinoli dopo la cottura, infilzati nella crema.
Torta alla crema di zucca

Sciarpa multicolore

Ottobre 19th, 2008

Prima:
Lana multicolore

Dopo:
Lana multicolore / il risultato

Una semplice sciarpa a coste 2×2, iniziata a fine 2006 con della lana regalatami da Typesetter.
Finalmente ho trovato il tempo di nascondere le codine di filato rimaste, operazione che onestamente mi annoia e innervosisce tanto, allo stesso tempo 🙂
L’obiettivo dei prossimi mesi è quello di finire qualche wip (work in progress), soprattutto quelli rimasti indietro da un bel po’. The problem is… devo smettere di comprare più lana di quanta ne riesca a lavorare! Ma è più forte di me: adesso ho anche scoperto che i sacchi per conservare sottovuoto gli indumenti sono perfetti per ridurre la dimensione della lana in stash… e chi mi ferma più?!

World Day of Bread 2008

Ottobre 16th, 2008

World Bread Day 2008 / 2
Zorra chiama, Consy risponde! Quest’anno partecipo con il pane integrale con lievito madre.
Non pensavo di riuscire in così poco tempo a fare un lievito madre soddisfacente.
Ho impastato un po’ per gioco una miscela di farina e yogurt (un Fage bianco, scaduto da 2 giorni!).
Era il 21 settembre. Me lo ricordo bene perché il giorno successivo è iniziata una settimana lavorativa piuttosto intensa e stimolante, che mi ha vista addirittura pernottare a Civitavecchia, a casa di una collega, per due notti. Quando ho impastato il lievito madre non avevo considerato il fatto che fino al venerdi successivo non avrei potuto coccolarlo. Già temevo che sarebbe finito in pattumiera. Invece, al mio ritorno a casa… sorpresa! E così è iniziata l’avventura, fatta di rinfreschi, lievitazioni etc fino ad arrivare al risultato della foto: domenica 12 ottobre. Il pane che ho portato a casa di mia zia e che tutti hanno apprezzato molto:
World Bread Day 2008 / 1
Questo pane è stato fatto dopo una serie di rinfreschi con acqua, sale e farina manitoba. Sto cercando di mantenere il lievito madre più neutro possibile, così dopo averlo rinfrescato metto via in frigorifero una parte, mentre impasto con farine particolari, sale e malto d’orzo quello che mi interessa trasformare in pane.
Le dosi sono decisamente a occhio: decido secondo l’ispirazione quale farina usare, ma metto sempre una buona dose di farina integrale, che dona al pane quel colorino e aspetto rustici che amo molto. In particolare il pane della foto in alto è stato fatto combinando la tecnica del no knead bread con il lievito madre: la prima lievitazione è avvenuta in una ciotola e l’impasto aveva una consistenza piuttosto molle, poi ho rimpastato con altra farina 00 e formato il filone lasciandolo lievitare in un panno infarinato per tutta la notte.
World Bread Day 2008 / 3
Il pane di oggi invece ha avuto una ultima lievitazione più breve, per questo le occhiature risultano meno evidenti. I tagli sono stati fatti poco prima di infornare: consentono al pane di aprirsi in cottura e di avere un decoro simpatico.
Sono ancora indecisa su cosa mi soddisfa di più: la mollica è quella caratteristica di un pane a lievitazione naturale, per cui non è certo considerabile leggera, ma è proprio così che a me piace; la crosta viene croccante e saporita, questo sarà perché ho finalmente appurato che la temperatura di 250 gradi (elettrico, ventilato) del mio forno è la migliore per ottenere il risultato.
World Bread Day 2008 / 4
Appena fuori dal forno, metto il pane per pochi minuti sotto un canovaccio, poi lo lascio raffreddare scoperto sopra una gratella per dolci. Nel frattempo inizio a recitare un mantra che mi permetta di pazientare un poco, prima di avventarmi sulle profumate fette 🙂

Il mio lavoro sul lievito madre è appena iniziato, c’è ancora molto da imparare e sperimentare. Per esempio non è ancora sufficientemente forte, ma per ora non mi sembra uno svantaggio: la lievitazione finale in notturna ha un suo comodo perché!

Buon world day of bread a tutti!

Le puntate precedenti:
– 2006: pane ai 5 cereali (here in english);
– 2007: pane pita;
– il No Knead Bread;

Un po di link sul lievito madre e sul no knead bread:
– Video: Making No Knead Bread;
Comidademama nella casa del No Knead Bread;
– il testo di riferimento sul lievito naturale;
Cavoletto di Bruxelles va da Pizzarium;

I miei post su it.hobby.cucina: uno, due.

UPDATE: ecco il roundup, 246 ricette speciali!

Recensione libro / 1: Un osso in gola

Ottobre 10th, 2008

Inizio una serie di post sulle mie letture. Passione di vecchia data, recentemente aiutata dall’uso del meraviglioso sito aNobii.com. Grazie a questo sito ho scongiurato vari rischi: di ricomprare gli stessi libri; di perderli dopo averli prestati senza segnare a chi; di non essere aggiornata sulle letture degli amici. Inoltre ho un posto unico dove segnare la wish list, dove registrare cosa ho letto e quando, eventualmente anche per vendere/regalare libri non proprio piaciuti.

Immagine di Un osso in golaDi Bourdain ho letto quasi tutto: ma mentre Kitchen confidential mi era piaciuto, già Il viaggio di un cuoco viaggiava su un livello più basso. Non ho comprato Avventure agrodolci grazie alle recensioni non proprio carine lette su aNobii.
Poi è uscito Un osso in gola. Un noir. Farcito da descrizioni di vita in cucina. Mi sono detta: proviamo…

… ho capito una cosa: Bourdain deve tornare a fare il cuoco e basta. In my very humble opinion, obviously 🙂

Torta frangipane

Ottobre 4th, 2008

Torta frangipane / 1
Non mi basteranno forse 5 vite per cucinare tutte le ricette che ho tenuto da parte negli anni! Questa torta, ad esempio, era nella to-do-list da più di 10 anni. Era il tempo in cui raccoglievo ricette più per collezionismo che per altro. Ieri sera ho rispolverato queste dispense che mio nonno, accanito lettore di quotidiani, metteva da parte per me.
Preparare una frolla con:
– 100g di zucchero
– 2 tuorli
– 150g di burro
– 250g di farina
– vanillina
Il mio procedimento è un poco controcorrente, ma visto che funziona egregiamente non ho intenzione di cambiarlo: mescolo per bene i tuorli con lo zucchero, poi aggiungo il burro morbido a pezzetti, la vanillina, parte della farina. Butto questo blob sulla tavola infarinata e con l’aiuto della fedele spatola continuo a impastare aggiungendo la restante farina.
Ripieno:
– 125g di burro
– 125g di zucchero
– 2 uova
– 125g di mandorle tritate assieme a 40g di farina
Lavorare a lungo con le fruste il burro e lo zucchero, poi aggiungere le uova (una alla volta), infine lo sfarinato di mandorle e farina.

Foderare lo stampo (io ho usato uno stampo quadrato da 22cm di lato, il mio preferito) con la frolla, lasciando un poco di pasta per fare le strisce. Versare il ripieno, livellarlo e decorare con le strisce di frolla, disposte a griglia. Spennelare la torta d’uovo sbattuto e infornare a 175 gradi per circa 35 minuti. Calore del forno e durata di cottura dipendono molto da forno a forno: quando è bella dorata, controllare con uno stuzzicadenti.

Pasta e fagioli

Settembre 28th, 2008

Pasta e fagioli
La novità degli ultimi mesi è che la dotazione di pentole e accessori si è arricchita di una bellissima pentola a pressione, dono di mio fratello per Natale. Appena ricevuta ho letto tuto il manuale, poi l’ho messa via e dimenticata per circa 2 mesi 🙂
Uno dei primi utilizzi di questa meraviglia è stato appunto con i legumi. La cottura diventa effettivamente più veloce.

Ammollare per circa 12 ore i fagioli assieme a un pezzetto di alga kombu. Trascorso questo tempo scolarli e cuocerli in nuova acqua, con qualche foglia di alloro, per 20-25 minuti con la pentola a pressione. Scolare i fagioli e conservare l’acqua di cottura.
Tritare carota e sedano e rosolarli con uno spicchio d’aglio pestato. Unire i fagioli con l’acqua di cottura e lasciar insaporire ancora.
A parte cuocere dei ditali rigati in acqua salata, scolarli e unirli alla zuppa negli ultimi 5 minuti di cottura.
Servire con un giro di olio evo a crudo, spolverata di pepe e poco pecorino grattugiato. Volendo si può aggiungere del pane tostato.

Aggiornamento orto 2008

Settembre 17th, 2008

Con le piogge degli ultimi giorni possiamo dire conclusa l’avventura orto 2008.
L’inizio non è stato bellissimo, continuavano a piovere cani e gatti e tutte le coltivazioni sono partite in enorme ritardo. Poi ha fatto un caldo umido micidiale, unito a una assenza di piogge pressoché totale.
Se ci mettiamo la mancanza di tempo cronica, che mi ha permesso di coccolare al minimo le coltivazioni, si capisce perché la conclusione del raccolto sia avvenuta già a fine agosto.
Ma tutto fa brodo, tutto è esperienza: si aggiusta il tiro per i prossimi anni, ci si ingegna per trovare soluzioni salva-tempo e salva-raccolto. Si pensa già all’orto 2009, eh già!
E così questo post diventa la base di appunti per il prossimo orto. Con l’intenzione, più di raccontare, di riassumere le azioni da intraprendere il prossimo anno.

Carciofaia
Carciofo / 2
Se le piogge torrenziali me lo consentiranno, riuscirò forse ad aumentare il numero di piante prima dell’inverno, con il reimpianto di alcuni carducci. La produzione potrà quindi essere aumentata. Il carciofo è una pianta che richiede poche manutenzioni.

Fragole e fragoline di bosco
Ahimè non si può fare tutto per bene: ho trascurato le fragoline di bosco! Mea culpa! Ma non le ho completamente ignorate. Ho pensato di resuscitarle in primavera con lavorazioni varie: pulizia dalle infestanti, aggiunta di terriccio superficiale e concime organico (stallatico pellettato o guano). Inoltre realizzerò un sistema di irrigazione fisso che mi permetterà di evitare la sofferenza estiva, sofferenza che verrà alleviata anche da una protezione dal sole delle ore più calde, grazie a un telo ombreggiante.
Fragole / 8
Per quanto riguarda invece le fragole, che normalmente coltivo sul balcone, ho ottenuto circa 1,5kg di frutti dolci e profumati! Non male, soprattutto perché ho scoperto che le fragole sono più contente se lasciate sul versante nord-est del balcone, anche in pieno inverno. Anzi, ho notato che hanno prodotto di più le fragole che non hanno sofferto il sole delle ore centrali della giornata. Sul finire di agosto ho provveduto a interrare molti degli stoloni prodotti dalle piante, così potrò aumentare il numero di vasi fino a ricoprire tutto il lato corto del balcone. Magari troverò il modo di fare un doppio livello di vasi, chissà. La coltivazione ha preso una seria svolta industriale nel momento in cui ho finito di mettere a punto il sistema di irrigazione fisso, sistema che mi ha permesso di irrigare tutti i vasi in pochi minuti a fatica zero. Le fragole, infatti, in estate hanno bisogno di tanta acqua.

Patate
Patate / 4
Le patate nel bidon sono state un successo. Al punto che ho già in mente di ripetere l’esperimento, sempre partendo dalle patate che mi avanzeranno dalla scorta fatta in abruzzo. Penso che anche qui proverò ad aumentare la produzione, mettendo in batteria altri 2 bidoni e facendoli partire ad un mese di distanza l’uno dall’altro (indicativamente: metà gennaio, metà febbraio, metà marzo).

Porri, radicchi e finocchi
Come dicevo prima, non si può fare tutto per bene, ma anche non si può fare tutto! Così quest’anno ho deciso di non avviare la produzione invernale di questi ortaggi. Il tempo a mia disposizione è ancora molto poco e le giornate si accorciano: la cura dell’orto invernale non si concilia con un lavoro a tempo più che pieno.

Aromatiche
Le ho trascurate, ma loro non si sono offese: sono tutte rigogliose, perfino la rughetta che pensavo fosse estinta. Ottima l’idea delle cipolline fresche, da raccogliere man mano che servono per saporite le insalate. Da ripetere.

Peperoni e peperoncini
Ho deciso che nell’orto coltiverò soltanto peperoni topepo, quelli tondi che si possono farcire: sono gli unici che, senza dover ricorrere a concimazioni o cure particolari, crescono e maturano contenti. Note to self: 12 piante per l’orto 2009. Da sostenere fin da subito con canne lunghe.
Per i peperoncini saranno sufficienti 12 piante tra quelli a cornetto e quelli tondi. Da infilare in piccanti collane e far seccare. Speciale menzione va al peperoncino campanella, sempre rigoglioso e dai bellissimi frutti. Quest’anno anche la nuova pianta seminata la scorsa estate ha prodotto tanti peperoncini. Avevo seminato una nuova pianta per paura che la vecchia fosse arrivata alla fine della sua esistenza: invece ora mi ritrovo due piante in perfetta forma!

Zucche e zucchine
Zucche / 1
Per le zucche, finché la mia vicina del piano di sopra ci si dedicherà, regalandomene un paio (proprio quelle della foto!), non c’è bisogno di coltivarne molte. Magari qualche varietà strana, chissà.
Zucchine di Albenga / 1
Per le zucchine invece, è ormai evidente che la varietà di albenga (o trombetta, nella foto sopra), è la migliore per durata della pianta, numero di zucchine e quantità smisurate di fiori, senza bisogno di concime. Bastano 2-3 piante per essere sommersi da fiori e frutti. Sono piante che amano arrampicarsi su sostegni, e manco a dirlo ho pensato un sistema per farle divertire un mondo, l’anno prossimo 🙂

Fagioli e fagiolini
Quest’anno ho seminato diversi fagiolini nani, e devo dire che sono proprio scomodi: non hanno bisogno di sostegni, ma che fatica raccoglierli accucciandosi. Fondamentali per non impazzire sono le varietà a frutto giallo o viola, facili da individuare sulla pianta. L’anno prossimo proverò delle varietà rampicanti.

Melanzane
Sono le uniche piante ancora presenti nell’orto. La loro produzione di solito dura fino a novembre. 30 piante sono sufficienti, tutte lunghe oppure metà lunghe e metà tonde. E rigorosamente nere. Devo ricordarmi di sostenerle fin da subito con le canne.

Pomodori
Cuori di bue / 6
Arriviamo alla nota dolente. Per colpa delle piogge primaverili non sono riuscita, anche per mancanza di una serra apposita, ad autoprodurre le piantine. Così mi sono affidata a un produttore locale di piantine. Che ha fatto confusione con la mia ordinazione.
Io volevo cuori di bue, s.marzano, pachino, casalino, pantano. Ho avuto cuori di bue, s.marzano, roma più due varietà non identificate e dalla salute precaria. Quello che mi ha più addolorato è stata la totale mancanza di pachino, con cui sognavo di fare conserve 🙁
I cuori di bue sono stati eccezionali, una produzione abbondante e dalla pezzatura enorme fino alla fine. Addirittura un pomodoro da 1,105kg. La cui foto (qui sopra) dovrebbe essere pubblicata nel numero autunnale di Vita in Campagna (e queste sono soddisfazioni!).
Note to self per l’anno prossimo: 6 cuori di bue (insalata), 12 s.marzano (salsa), 12 pachino (vasetti), 12 roma (con riso). Ricordarsi di sostenere fin da subito con le canne e la rafia biologica, ideale sarebbe il telo per pacciamatura, per tenere il terreno libero da infestanti senza dover zappettare ogni 3×2.

Per finire
Vorrei costruire/comprare (non ho ancora deciso) una casetta degli attrezzi, approntare la legnaia, fare scorta di canne (per non andare a corto proprio quando servono di più), comprare una motozappa/elettrozappa (per poter lavorare il terreno più volte l’anno), trovare il modo di fare una serra per la produzione delle piantine, chiedere ai vicini con la siepe di ligustro alta 10mt di potarla (senza offenderli). Molti di questi propositi sono sogni che non si avvereranno presto, ma sognare è sempre lecito 🙂

Prossimamente l’aggiornamento su alberi da frutto, giardino e fiori: ormai è tardi e sono distrutta.

Torta di patate e formaggio

Settembre 13th, 2008

Torta di patate e formaggio
Ci voleva una tale delizia per farmi tornare a scrivere!
C’è da dire che non è stata affatto una bella estate. Niente di cui lamentarsi eccessivamente, ma diciamo che poteva essere più soddisfacente: più lago, più sole, più riposo, più svago, più libri. Tutto ridotto ai minimi termini da Sua Maestà il Lavoro. E adesso che il peggio può dirsi tutto sommato passato, mi domando: quando riuscirò a recuperare un po’ di riposo? Non lo so! Per ora mi accontento di non aver perso la favella, anche se ci sono andata piuttosto vicino. Cosa possono fare lo stress e la mancanza di adeguato riposo!

Questa torta di patate l’ho mangiata diverse volte a casa di amici molto cari. È ottima tiepida, ma anche fredda fa la sua porca figura.

Occorrono:
– 1 rotolo di pasta sfoglia (anche con la brisee, mi dicono, viene buona)
– 1,2kg di patate
– 1 cipolla
– 1 fetta di pancetta affumicata alta circa 1cm
– provola affumicata: 100g circa
– caciotta (o pecorino pochissimo stagionato): 100g circa
– 1 uovo
– qualche cucchiaio di panna
– olio evo
– sale, pepe q.b.

Lessare le patate in acqua bollente salata, sbucciarle e tagliarle a tocchi.
In un largo tegame soffriggere la cipolla in poche cucchiaiate d’olio; quando è bella tenera -e dolce- aggiungere la pancetta, precedentemente tagliata a listarelle, e lasciar rosolare per bene.
Nel mentre tagliare provola e caciotta a dadi non troppo piccoli.
Quando la pancetta è rosolata, aggiungere le patate e saltare il tutto per qualche minuto a fuoco forte.
In una ciotola, sbattere l’uovo con sale, pepe e panna.
Unire patate e formaggi in una capiente terrina, mescolando bene e regolando di sale.
Stendere la pasta sfoglia in una teglia ricoperta di carta forno, disporre il composto di patate livellandolo con una forchetta. Cospargere con l’intingolo di latte e panna e infornare a 170 gradi (elettrico, ventilato) per una mezz’ora circa.